Van life.

  • Silvia Durante

Vanlife = newlife
Lo spirito di libertà non è certamente una novità per i viaggiatori più accaniti e proprio questa sensazione predomina i Vanlifers.

Nomadi? Turisti? Esploratori? Ribelli? Un perfetto mix che spinge cercatori d'avventura a godersi un'alba e un tramonto ogni giorno diversi. Spesso la van life è sinonimo di "evasione" che da tempo invoglia centinaia di persone ad abbandonare la propria casa e la propria routine giornaliera per puntare sull' esperienza mistica e introspettiva che una vita in minivan può regalare. Assecondare questo desiderio ha due aspetti interessanti, il primo tocca il livello dell'anima, vivendo una sorta di meditazione continua e introspettiva. Il secondo, più materiale ma altrettanto interessante, riguarda l'aspetto economico, poiché trasferirsi in un caravan attrezzato permette di eliminare tanti costi fissi che la vita cittadina comporta (si calcola un risparmio di circa 18.000 dollari all'anno).



Esperienze in due
Dal punto di vista emotivo, la condivisione di piccoli spazi e grandi emozioni con un partner potrebbe essere più fruttuoso di una lunga terapia di coppia. Questo hanno scelto di fare nel 2012 Emily King e Corey Smith, i primi coniugi americani che, sotto consiglio di un amico, hanno deciso di passare 5 mesi insieme isolati dal mondo e senza distrazioni esterne per risolvere i loro problemi di coppia. L’esperimento è andato così tanto bene che da quel minivan non ci son scesi, anzi hanno lanciato su Instagram il profilo @wheresmyofficenow (lei è una grafica) e una serie di hashtag sull’onda di #homeiswhereyouparkit.

Perché pensarci ancora?
Si potrebbe pensare che la van life sia caratteristica delle comunità hippie e surfiste, ma è solo un preconcetto che da almeno 5 anni è morto. Il mercato dei minivan usati è cresciuto in Italia del 50% negli ultimi due anni e la parola d'ordine è "riorganizzare": senza bisogno (e possibilità) di buttare giù muri e spostare mobili, se si ha voglia di rivoluzionare un ambiente della propria abitazione, i vanlifers si armano di trapano, fantasia e ingegno per sfruttare al meglio ogni centimetro quadrato.
Se volessimo ricercare i nuovi motivi dell'espansione di questo alternativo e fresco stile di vita, potremmo sicuramente trovarli nella precarietà lavorativa delle nuove generazioni (in Italia arrivata nel 2018 a più di 3 milioni di soggetti, di cui il 32% freelance), nella discontinuità delle relazioni affettive e nella ricerca di quella felicità che spesso nella vita metropolitana ci sfugge o, almeno, non ci basta. L'esperienza che si vivrà porterà a una rivalutazione dell'essenziale, eliminando così il superfluo, riscoprendo il valore del tempo allineandosi con la natura che ci circonda, imparando a vivere al suo ritmo.



Da Woodstock con furore
L’informatica ha dato una mano ai vanlifers con varie applicazioni (la più gettonata Park4night) per facilitare gli spostamenti per van e roulotte appoggiandosi ai maggiori sistemi di navigazione satellitare, nelle quali è possibile recuperare informazioni su prezzi e caratteristiche delle aree di sosta, servizi offerti, scarichi delle acque grigie.
Dal pulmino Volkswagen di Woodstock molta strada si è fatta, passando per le roulotte in fibra di vetro che non superano i 300 chili, poi in vetroresina per migliorare la coibentazione, all’ibrido tra caravan e tenda da aprire dopo il parcheggio, fino ad arrivare al progetto ultimo che supera il “limite” dello spazio: la BeauEr3X che con un semplice comando triplica la superficie abitabile da 4 a 12 metri quadrati. La ricerca di produttori per la roulotte telescopica non ha ancora prodotto risultati concreti quindi per il momento questa realtà rimane solo un concept.

Formazione, Consulenza, Progettazione, Destinazione, incoming, turismo, outgoing, travel

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