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La Blockchain rende davvero più sostenibile una destinazione?

  • Mersia Carboni

Il network criptato e l’applicazione nel turismo

 

Blockchain e turismo

La tecnologia blockchain garantisce la sicurezza delle informazioni mediante l’uso della crittografia, la trasparenza delle informazioni perché tutti gli attori possono accedervi e controllare le transazioni, la fiducia tra le parti senza l’uso di un intermediario essendo un sistema decentralizzato e l’immutabilità delle informazioni data la struttura del libro mastro. 

Le caratteristiche della blockchain e le potenzialità delle applicazioni decentralizzate hanno dato luogo a numerosi studi applicativi in svariati ambiti: tracciabilità dei prodotti agro- alimentari, servizi di pagamento, gestione della filiera sanitario-ospedaliera, sistemi notarili, sistemi di voto elettronico, monitoraggio e gestione delle smart city e monitoraggio del turismo.

La blockchain permette di registrare i dati sui flussi turistici e condividerli tra tutti i operatori di una certa località turistica, oltre a permettere di registrare prenotazioni e compravendite di prodotti turistici. Si può dire che la tecnologia blockchain fornisca un fattore di innovazione nelle Tourism Technology con particolare importanza per la Destination Management Organization

Parrebbe che la blockchain si possa utilizzare per il raggiungimento del requisito della sostenibilità. Ma è davvero così?

L'uso della blockchain è sostenibile?

La blockchain può essere d’aiuto nella creazione di un sistema socio economico e culturale più coeso. Ad esempio è in grado di creare una rete che coinvolge gli attori della località turistica tramite una piattaforma decentralizzata, garantire la provenienza dei prodotti agroalimentari del territorio tramite la tracciabilità basata sul registro pubblico e raccogliere e condividere i feedback dei turisti.

Quindi, apparentemente, la tecnologia blockchain aiuta nel raggiungimento di una sostenibilità sociale. Ma ricordiamo che il concetto di sostenibilità si regge su tre pilastri: quello economico, quello sociale e quello ambientale.

Dunque, questa tecnologia rispetta anche il pilastro ambientale della sostenibilità? 

É giusto fare un passo avanti verso la coesione sociale a discapito dell’ambiente? 

La blockchain ha avuto origine nel 2008 per la creazione della moneta virtuale. In seguito si è estesa ad altri contesti ma il funzionamento è pressoché identico.Secondo il New York Times l’energia consumata per eseguire una singola transazione di informazioni all’interno della rete blockchain è pari all’energia utile per alimentare una casa per un mese intero e, in media, viene generato un nuovo blocco ogni 10 minuti. 

Il network in questione consuma in un anno lo stesso consumo di energia di una nazione come il Cile, 37 Milioni di Tonnellate di CO2 l’anno.

Le elaborazioni necessarie all’attività di mining delle criptovalute avvengono perlopiù in Data Center allocati in zone come la Mongolia, che si riforniscono di energia prodotta con il carbone. 

Siamo sicuri che la tecnologia blockchain è l’unica soluzione per la sostenibilità sociale? Esistono alternative davvero sostenibili

Noi vogliamo credere che la formazione del capitale umano sia l’alternativa a questi sistemi poco sostenibili nel lungo periodo. Ad oggi assistiamo a progetti di sviluppo del territorio e valorizzazione della popolazione ospitante attraverso tecniche di team building e co-creazione di valore

Grazie a questi metodi, gli attori locali trovano armonia con o senza un sistema decentralizzato.

 

                                                

 

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